3) modalità di costruzione di alcuni simboli da parte dell'apparato psichico.

Riprendendo il caso della signora che aveva paura della rosa abbiamo pensato ad un ennesimo caso di riconferma del nostro modello:
ci sono serie di esperienze, a contenuto emozionale particolare ed omogeneo, che si estendono da un certo momento dell'età evolutiva in poi. L'apparato psichico contrassegna tali pacchetti con simboli atti a evocarne il contenuto emozionale (in questo caso il "pacchetto delle esperienze" è costituito dalle trafitture, durante l'allattamento, e il simbolo è dato dalle spine del seno della madre).
L'apparato psichico sceglie il simbolo fra le realtà di cui ha fatto esperienza diretta o mutuata da rievocazione di altre persone o da racconti o fiabe coinvolgenti; sceglie come simbolo quel 'qualche cosa' che provoca la stessa sensazione - emozione - sentimento contenuti nel pacchetto di esperienze.

Dopo aver ricevuto la notizia del mughetto, avevamo fatto la seguente considerazione: "l'apparato psichico, per evocare il 'pacchetto delle esperienze' delle trafitture alla bocca, avrebbe potuto scegliere le spine di qualsiasi pianta spinosa, oppure qualsiasi altro oggetto che può provocare traffitture". Perché aveva scelto proprio le spine della rosa?
Si poteva ipotizzare che tali spine fossero l'oggetto con il quale aveva fatto esperienze di trafitture. Si poteva anche pensare che in fondo le spine facevano parte del corpo della madre e la rosa (vedi Jung) è simbolo del grembo materno (10) (11) di attributo a Maria - Rosa Mistica (12) - , di archetipo della Madre (13), dell'io e tu come parti di un'unità trascendente . (14)
Queste erano tuttavia solo ipotesi non avvalorate da associazioni libere, da elaborazioni autogene in tal senso, da insight della paziente.
Nel prosieguo del viaggio terapeutico, però, si aggiunse un nuovo elemento.

Nella T.I.A.A. N° 88 riprende, per ripercorrere e concludere, la tematica complessiva della seduta N° 8.

C'è la rosa e, vicino, una profonda buca nella quale la paziente si vede cadere. Si ripresenta l'indecisione se rimanere lì sanguinante, infangata, al gelo o risalire con una scaletta che a tratti vede.: "... Vorrei che mi chiudessero dentro". Piange a dirotto, sconsolata. "Voglio morire la dentro e basta... quando prendevo tante pastiglie per ammazzarmi... era come se fossi fuori di testa... ma in questo momento... mi sento lucida" e più avanti "vedevo delle persone tutt'intorno... come delle streghe che.. e.. e.. minacciavano come!"
Dopo circa mezzora di ulteriore elaborazione dice: "Mi sono vista fare gli scalini e uscire... la rosa comunque non ha la testa di cane...è una bella rosa, con tante spine sì... ma non ha la testa di cane". (facciamo presente a questo punto che la testa di cane rappresenta un 'pacchetto di esperienze' negative con il fratello; l'elaborazione di tale vissuto è avvenuto in altre T.I.A.A. e ora lo riesuma per dire che la 'madre rosa' non l'aveva punta solo con le spine del seno, ma anche partorendo il fratello che da piccolo aveva, verso di lei, comportamenti 'mordenti' cioè ancora metaforicamente puntuti)
Dopo la seduta esclama: "E' strano che ci sia voluto così tanto tempo per migliorare questa situazione; eppure mia madre dice che il mughetto è stato molto lieve tanto è vero che mi ha curato solo pulendomi più volte al giorno con acqua di rose".

La notizia è stata illuminante ed ha determinato un'insight nella paziente.

Potevamo così completare un'ipotesi coerente: a due mesi il cervello aveva registrato una serie di esperienze in cui c'era l'abbinamento fra il piacere di nutrirsi, impedito da sensazioni di trafitture, con l'odore di rosa.
Nelle età successive le esperienze, di punture di spine, avevano portato l'apparato psichico ad individuare la spina come simbolo delle trafitture in bocca e l'esperienza del profumo delle rose come correlato delle stesse. Siccome anche le rose hanno le spine, il cerchio si chiudeva.
Importanti nella scelta della rosa, come simbolo contrassegnante quel particolare pacchetto di esperienze, anche alcuni significati archetipi della rosa, come ad esempio il grembo materno e l'archetipo della madre. Tali archetipi, nella loro pluripotenzialità, possono essere stati specificati dalle particolari esperienze avute dalla paziente.

La rosa era così diventata simbolo di seno ostile, di madre ostile, di mondo ostile, di malattia.

Per quanto riguarda il secondo caso, non possiamo escludere che l'avversione del paziente per i serpenti possa avere una spiegazione che si rifà ai simboli attribuiti classicamente a questo animale. Tuttavia se ci atteniamo strettamente alla descrizione e alle associazioni del paziente, intravediamo la possibilità di un diverso, ma non escludente, punto di vista.
Nel vissuto autogeno il paziente vede se stesso quando ha meno di un anno - età in cui è stato ricoverato per una grave malattia- da solo in una grande sala, mentre tenta di strapparsi dei fili dalla testa. E' chiaramente l'immagine di un bimbo che tenta di eliminare ciò che crede essere la causa della propria sofferenza; i fili sono il 'significante' del 'pacchetto di esperienze': malattia, sofferenza, ambiente ostile, uomini -medici- che torturano, assenza della madre ecc. E' da notare che vede dei fili e non delle cannule o serpenti.
In seguito, nell'associazione libera, scopre l'abbinamento fra serpente penzolante dal ramo e fili penzolanti, che ora riconosce come le cannule della flebo.
Pertanto, quando accede al ricordo registrato nel cervello all'età di un anno, vede fili che tenta di strappare; quando focalizza l'episodio del serpente.- accaduto dopo diversi anni - riporta alla coscienza l'abbinamento che in quell'occasione ha realizzato.

La nostra ipotesi è che, in questo caso, la mente del bambino di cinque anni ha assunto il serpente come simbolo di quel preciso 'pacchetto di esperienze', nello stesso momento in cui é stato colpito - e per il fatto di essere stato colpito - dalla somiglianza del serpente pendente con quell'immagine dei fili, giacente nei suoi archivi mentali.
Può aver fatto ponte pure la somiglianza fra le due situazioni: tensione, pericolo, zio che strappa il serpente pendente dal ramo e tensione, pericolo e i propri tentativi di strappare quei fili.
Da qui la sua avversione per i serpenti; avversione, non paura!
Pensiamo tuttavia che un ruolo fondamentale nel determinare l'abbinamento, sia dovuto a quei significati, di questo simbolo archetipo, coincidenti con quelli rappresentati dai fili.
Non può infatti sfuggirci, visto anche che il paziente riferisce una lunga storia di contrasti con la figura paterna, la correlazione fra serpente, pene (15), cannule, padre, medici; ciò anche perché, come dice Freud, ogni oggetto in cui scorre un liquido può rappresentare il fallo (16).
Suggestiva inoltre è l'idea del serpente come simbolo della "paura della morte, come separazione dalla madre", (vedi Jung (17)) visto che qui, oltre al serpente e alle cannule, abbiamo l'esperienza traumatizzante della separazione dalla madre.

Ancora possiamo riferirci al serpente come simbolo dell'inconscio (18) e del mondo dell'istinto; serpente, come aspetto minaccioso del conflitto fra coscienza e istinto, come dice Jung (19). Infatti nella sofferenza della grave malattia e dell'assenza della madre, possono essersi formate pulsioni distruttive, non accettate consciamente dal soggetto; da qui la percezione di insopportazione dei serpenti evocanti tale realtà.

Questi due esempi, con molti altri, ci permettono di aggiungere al nostro modello un nuovo punto che possiamo così sintetizzare: l'apparato psichico contrassegna 'pacchetti di esperienze' gratificanti o frustranti con simboli, mutuandoli da ciò che, reale o fantasticato, colpisce la fantasia; da ciò che richiama con precisione quei contenuti e quelle emozioni evocanti il 'pacchetto di esperienze' nel suo complesso.
La scelta del simbolo inoltre è determinata anche dai significati archetipi dello stesso, coincidenti con il contenuto del pacchetto. L'apparato psichico poi, man mano che i 'pacchetti di esperienze' si arricchiscono di altri elementi, che rafforzano o diminuiscono o variano il loro contenuto emozionale, può cambiare il simbolo che li contrassegna; ciò può anche avvenire quando la persona esperimenta oggetti o situazioni più consoni a evocare il pacchetto stesso.

Per illustrare più concretamente e globalmente il modello da noi elaborato, integrato con quanto ora aggiunto, facciamo un esempio di abbinamento fra tre simboli e tre 'pacchetti di esperienze'.

4) tre simboli diversi per 'pacchetti di esperienze' di madre iperprotettiva

Le esperienze di figura materna iperprotettiva possono essere molto diverse oltre che quantitativamente anche qualitativamente. Eccone tre esempi.

Nel primo, il 'pacchetto di esperienze' era di madre molto attenta alle esigenze reali del figlio, ma anche di iperattività nell'impedirgli ogni seppur minimo rischio. In ogni iniziativa del bambino, ma anche poi del giovane e dell'adulto, s'intrometteva un 'tentacolo' della madre a proteggerlo da eventuali inconvenienti. Il paziente, fin da piccolo era appassionato di racconti, anche fantastici, ambientati nel mare. Nei sogni notturni e nei vissuti in stato autogeno, apparivano tentacoli di una piovra dai quali doveva difendersi per non rimanere bloccato. Una volta aveva visto che il volto della piovra era quello della madre.

Il Metamessaggio della seconda madre, era il seguente: "Quando tutto è immobile non corriamo pericoli". Proibiva ogni movimento vitale; nessun oggetto poteva essere spostato rispetto a un ordine prestabilito da sempre. Non poteva giocare né con amici né con animali. La bambina, dovendo rimanere immobile anche per lunghi periodi, era diventata una buona osservatrice delle piccole realtà, anche dei ragni domestici. Nelle T.I.A.A. il simbolo della madre, iperprotettiva di tipo annichilente, era un ragno immobile ai bordi di una tela; era pronto a immobilizzare, in un bozzolo mummificante, qualsiasi malcapitato. Di notte, a tale immagine si svegliava urlando.

L'iperprotettività della terza madre era di tipo iperattivo, caotico e coinvolgente nelle proprie attività. Il 'pacchetto di esperienze' della paziente era di essere sempre coinvolta nelle faccende della madre senza potersi mai dedicare ai giochi; il metamessaggio era: "Fai questo... fai quello; così non puoi fare cose pericolose!"
La paziente da piccola era sempre stata molto colpita dai vortici che improvvisamente si formano nei corsi d'acqua e trascinavano giù gli oggetti che galleggiavano nelle vicinanze.
Nei T.I.A.A. la paziente aveva visto il vortice come simbolo della vita e della madre; vortice che "prende, imbriglia e trascina inesorabilmente nella propria direzione togliendo ogni possibilità di vita autonoma".

Nelle T.I.A.A, abbastanza frequentemente, i pazienti contrassegnano il viaggio terapeutico, o momenti particolari di questo, con simboli adottati ad hoc; concludiamo pertanto la nostra esemplificazione con uno di questi.
Una giovane paziente intraprende il viaggio terapeutico perché non riesce a sopportare il padre ed è costretta a vivere e lavorare con lui; quando gli si avvicina sente un tormentoso "fastidio" molte volte si allontana piangendo. Lo descrive come molto collerico, prepotente: "Continuamente grida per questo c'è sempre tensione in casa".
Nella settima T.I.A.A. si vede piccola, stretta fra le gambe del padre che, seduto in una sedia, la tiene con la schiena rivolta a se e la tocca con il pene. Nella seduta successiva si vede in una foresta: "Legata, intrappolata …come se le piante e le liane mi legassero le gambe tenendomi ferma…qualcosa mi bagna…è viscido come fango; sono tutta sporca". Identifica quest'avventura nella foresta come metafora della situazione con il padre. Con molta fatica esce dalla foresta e raggiunge il mare dove si sente subito bene specialmente dopo essersi lavata. Identifica il mare, e l'acqua del mare con cui si lava, come simboli del viaggio terapeutico.
Perché il mare e l'acqua?
I significati archetipi del mare e dell'acqua certamente influiscono sulla scelta di questi simboli per contrassegnare il "pacchetto di esperienze" del viaggio terapeutico. Tuttavia, anche in questo caso, costatiamo come la paziente stessa attribuisca ad un pacchetto di esperienze particolare un valore decisivo nella scelta.
Ad un anno di vita ancora non riusciva a camminare ma ciò è accaduto appena i suoi piedi toccarono la spiaggia; era cambiata la situazione famigliare. Da allora ogni anno le vacanze al mare erano gli unici periodi felici della sua vita giacché il padre non trascorreva le vacanze con la famiglia. Si sentiva libera dall'angosciante presenza del padre e liberata dallo sporco che sentiva piovergli addosso da lui. Poteva godersi la ristrutturante presenza della madre.
Il viaggio terapeutico è per lei il momento e il mezzo per rendere definitiva questa liberazione attraverso l'acquisizione di un'autentica autonomia e per liberarsi dal fango con cui il padre l'ha sporcata; è il mezzo per rendere definitiva la situazione come la vita al mare. Così l'apparato psichico sceglie il mare e l'acqua del mare come simboli di quest'importante insieme di esperienze che costituisce l'iter di terapia.

NOTE

10) Jung C.G.: "Simboli della trasformazione"; parte II, cap 8, pag. 388; Jung Opere, vol. V,        Boringhieri Ed., Torino 1984.
11) Jung C.G.: "Archetipi e inconscio collettivo"; cap. 12 pag. 355; Jung Opere, vol. IX *,        Boringhieri Ed., Torino 1980 .
12) Jung C.G.: "Tipi Psicologici"; cap 5.4 pag 236; Jung Opere, vol. V, Boringhieri Ed., Torin o       1981.
13) Jung C.G.: "Archetipi e inconscio collettivo"; cap 4.2 pag. 82; Jung Opere, vol. IX,        Boringhieri Ed., Torino 1980.
14) Jung C.G.: "Pratica della psicoterapia"; cap 4 pag. 250; Jung Opere, vol. XVI, Boringhieri        Ed., Torino 1981.
15) Freud S.: "Interpretazione dei sogni"; cap 6.E, pag. 328; Freud Opere, vol. III, Boringhieri,        Torino 1980.
16) Freud S.: "Introduzione alla psicoanalisivol"; parte seconda. 10, pag 326; Freud Opere        vol.VIII, Boringhieri, Torino 1980.
17) Jung C.G.: "Simboli della trasformazione"; parte seconda. 7, pag. 306; Jung Opere, vol. V,        Boringhieri Ed., Torino 1984.
18) Jung C.G.: "Gli archetipi dell'inconscio collettivo"; cap. 12, pag. 355; Jung Opere, vol. IX*,        Boringhieri Ed., Torino 1980.
19) Jung C.G.: " Simboli della trasformazione"; parte seconda. 8 pag. 386; Jung Opere, vol. V,        Boringhieri Ed., Torino 1984.

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